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Mostre in corso


MONDINO a colori. La pittura dagli esordi al linoleum

Il CAMeC Centro Arte Moderna e Contemporanea presenta, dal 30 marzo al 22 settembre 2019, “Mondino a colori. La pittura dagli esordi al linoleum”, retrospettiva che ripercorre l’intera produzione pittorica di Aldo Mondino.

Promossa dal Comune della Spezia e prodotta dal CAMeC Centro Arte Moderna e Contemporanea, su progetto scientifico dell’Archivio Aldo Mondino, la mostra è inaugurata venerdì 29 marzo alle ore 18.00.

L’esposizione si propone quale ideale contrappunto della mostra “Aldo Mondino scultore” (Pietrasanta, 2010) indagando – proprio nella città che ha ospitato Il Premio del Golfo, uno dei più importanti premi di pittura del Novecento – questo medium, per così dire, ‘naturale’ e precipuo della Spezia.

Aldo Mondino ha sempre pensato e vissuto da pittore. La sua ‘miopia’ nei confronti del dato reale è diventata, negli anni, uno strumento per conoscere il mondo a proprio modo, senza eternarsi in uno stile ripetitivo. Con lui, già all’inizio degli anni Sessanta, si sono superate le barriere tra pittura e concettuale, tanto che nessuno è mai riuscito a chiudere il suo lavoro in una precisa definizione.

Nel periodo della formazione, tra la fine degli anni Cinquanta e i primi Sessanta, in piena crisi dell’Informale, il giovane Mondino aderisce ad un Surrealismo gestuale, frenetico e popolato di segni e immagini che richiamano le opere di Matta, Lam e Tancredi. Studia incisione a Parigi da Stanley William Hayter, nel cui atelier lavoravano anche Picasso, Chagall, Giacometti, Pollock e molti altri grandi artisti dell’epoca. Approfondisce in seguito il mosaico con Severini perché la tecnica per lui è una regola da conoscere e poi reinventare con soluzioni originali. L’idea della grafica che si fa pittura e viceversa lo conduce negli anni ad un percorso unico nel suo genere. Non vuole annullare la pittura, la vuole riscattare, anche se ne comprende la crisi postInformale. Nel milieu artistico del tempo, cerca di comprendere le molteplici direzioni che si aprono ai cambiamenti sociali, economici e culturali di quegli anni veloci e affollati di uomini e idee.

Al CAMeC sono presentati circa trenta lavori su tela, carta e linoleum realizzati dal 1961 al 2000, tutti provenienti dall’Archivio Aldo Mondino e da un selezionato gruppo di prestatori. Dai dipinti degli esordi, passando per i “Quadri a quadretti” e le finte incisioni, si giunge ai linoleum, che hanno reso l’artista popolare anche presso il grande pubblico. La comparsa di questo supporto, negli anni Ottanta, deriva da una vera e propria ossessione per l’universo della grafica, legata all’idea del colore e del segno pittorico. Il linoleum, materiale importantissimo per le tecniche incisorie, viene adoperato come supporto per alcune serie di quadri famosi come i “Dervisci” o gli “Ebrei”. Oltre al gioco di parole insito nell’etimologia stessa del termine linoleum (olio di lino/olio su lino), Mondino era affascinato anche dalla grande varietà dei colori e delle texture appartenenti ad un materiale semplice e industriale, come lo era del resto anche l’Eraclit, il legno ‘povero’ dei cantieri, su cui dipinse i suoi altrettanto celebri “Tappeti”. Il percorso espositivo comprende anche un’opera delle collezioni del CAMeC: Longships, 1980 circa, tecnica mista su tela, cm. 25x35, collezione Cozzani.

In occasione della mostra sarà disponibile presso il bookshop il primo volume del Catalogo Generale dedicato al lavoro di Aldo Mondino (Allemandi, 2017) con testi di autorevoli studiosi e critici dell’opera dell’autore e con la riproduzione fotografica di oltre 1600 opere archiviate.

Aldo Mondino è nato a Torino nel 1938, dove è morto nel 2005. Nel 1959 si trasferisce a Parigi, dove frequenta l’atelier di William Hayter, l’Ecole du Louvre e il corso di mosaico dell’Accademia di Belle Arti con Severini e Licata. Nel 1960, rientrato in Italia, inizia la sua attività espositiva alla Galleria L’Immagine di Torino (1961) e alla Galleria Alfa di Venezia (1962). L’incontro con Gian Enzo Sperone, direttore della Galleria Il Punto, risulta fondamentale per la sua carriera artistica, con un sodalizio con l’Archivio tuttora esistente. Importanti personali vengono presentate anche presso la Galleria Stein di Torino, lo Studio Marconi di Milano, la Galleria La Salita di Roma, la Galleria Paludetto di Torino e la Isabella Bortolozzi Gallery di Berlino. Tra le principali mostre si ricordano le due partecipazioni alle Biennali di Venezia del 1976 e del 1993, le personali al Museumfur Moderne Kunst - Palais Lichtenstein di Vienna (1991), al Suthanamet Museo Topkapi di Istanbul (1992, 1996), al Museo Ebraico di Bologna (1995), alla Galleria Civica d’Arte Moderna di Trento (2000). Le sue opere appartengono alle collezioni permanenti dei più importanti musei nazionali ed internazionali e a numerose collezioni private.

 

CREDITS

Mostra promossa da

 

Comune della Spezia
Sindaco e Assessore alla cultura, Pierluigi Peracchini

 

e prodotta da

 

CAMeC Centro Arte Moderna e Contemporanea
Direttore Musei e Servizi culturali, Marzia Ratti

 

con il progetto scientifico di
Archivio Aldo Mondino, Milano

con il contributo di
Enel, Coop Liguria


Comitato tecnico e organizzatore: Eleonora Acerbi, Cinzia Compalati, Antonio Mondino, Marzia Ratti
Ufficio stampa Comune La Spezia: Luca Della Torre | Tel. +39 0187 727324 | ufficiostampa@comune.sp.it
CSArt – Comunicazione per l’Arte: Chiara Serri | Tel. +39 0522 1715142 | Cell. +39 348 7025100 | info@csart.it| www.csart.it

 
 

 

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30 marzo / 22 settembre 2019


 

Claudio Papola

Uomo del mio tempo

a cura di Giovanna Riu

Sei ancora quello della pietra e della fionda,
uomo del mio tempo... scriveva Salvatore Quasimodo per affermare, con accorato pessimismo, come la violenza sia stata e sia, da sempre,  scienza  esatta persuasa allo sterminio, connaturata al vivere della specie umana.
Il poeta con la sua poesia costruisce uno spazio profondo e un'eco lunghissima tra il suono e il senso delle sue parole.
Ma anche le parole sembrano aver tradito e mistificato i contorni reali delle “barbarie” del nostro tempo.
Il pittore pensa, ma non dipinge idee, dipinge “cose”. Solo dal modo come le ha dipinte e dal linguaggio usato, può far nascere idee, attivare il senso critico.
Claudio Papola, nella sua ultima ricerca, attualizza e “mette in forma” geografie, storie antiche e recenti, assonanti con la voce del poeta.
Lo sguardo “attraversa” archeologie dove si è consumato un passato di cui restano tracce materiali, rovine. Lo sguardo visualizza luoghi del presente.
Una veduta aerea di Parigi: l'arco di trionfo diventa segnale ottico e memoria tra ieri e oggi.
Fregi geometrici, metope, archi aggettanti sono lo sfondo per scene di lotta.
I bassorilievi della colonna traiana amplificano la gloria di un imperatore.
Ogni potere impone uno stile. La lotta tra gli stili potrebbe disegnare la storia.
Macchine di guerra e strumenti di morte hanno sostituito l'epica dei cavalieri e dei cavalli, hanno sostituito le armi e i corpi “ferrati” da armature. Sono cambiati i modi e gli strumenti della conquista, ma l'obiettivo è inalterato: fame di potere e una violenza intrinseca al genere umano.

Noi e gli altri.

Contro gli altri.

Ostinarsi a conoscere una sola cultura, la propria, è come vivere una sola vita, privandosi delle altre.
Le scene di sfondo che l'artista ci propone accontentano il senso estetico, rimandano alle civiltà che le ha prodotte di cui, noi, uomini dell'Occidente, ci sentiamo eredi e partecipi.
Nostalgia della storia, nostalgia della bellezza.
Ci illude l'idea che le civiltà non conoscano “patrie” e possano ignorare le frontiere politiche, religiose, culturali, economiche, quelle che separano stati, nazioni, gruppi umani.
Su queste scene “persuasive” di cui la quantità di pixel trama e sfoca i contorni “mimando” lo scorrere del tempo, l'artista interviene, concatenando, opera dopo opera, una moltitudine umana minacciosa, perennemente e fatalmente in lotta.
La categoria temporale sembra sottesa in un eterno presente.
Il suo è un segno deciso, sicuro, senza pause, come se la mano non riuscisse a staccarsi dal supporto dove agisce. È un segno forte come la volontà di trasmettere il suo pensiero.
Il dolore attuale ma anche antico è virato, spesso, in un blu-azzurro diffuso, colore simbolo dell'infinito.
Si materializzano “figure” umane. I corpi sono in silhouette, talvolta sagome piene, hanno perso quei connotati che li avrebbero resi persona: non hanno occhi, non hanno bocca. Sono automi raffinati, dinamici nella lotta, individualizzati nelle loro forme, anche quando “si intrigano” tra loro. Sono congrui allo sfondo nel quale agiscono.
È proprio la dialettica tra quegli sfondi (la nostalgia della loro bellezza ci aveva attratti) e la violenza  che li anima, a rendere drammatica l'opera che li contiene ed il significato che suggeriscono.
I due volti di Palmira può essere scelta come paradigma.
Nel 2015 la città siriana di Palmira, la cui bellezza aveva fatto “sognare” Baudelaire, viene conquistata. Lo straordinario patrimonio artistico per il quale era conosciuta come la “Venezia di sabbia” viene disperso e distrutto. Era stata emblema di liberalità, crogiolo di culture diverse: Arabia, Persia, Siria, Grecia, Roma.
Tra Oriente e Occidente, ricca di entrambi, sempre se stessa.
Nel ricordo affiora la leggendaria Zenobia, regina illuminata.
È stata cancellata quella bella, possibile utopia che vede nella diversità di ogni apporto culturale, la ricchezza e l'apertura verso una civiltà nuova, migliore: verso un benessere esistenziale.
L'uniformità globale sembra essere il progetto finale.
Nell'opera di Claudio Papola il compianto per il destino della città di Palmira è lievitato dal lirismo.
La lotta diventa marginale, fine a se stessa, non uccide la bellezza. Due volti, in profilo, l'uno memoria dell'altro, ce la rimandano intatta.
In un altro lavoro, Distanze di tempo è il titolo, l'artista autografa se stesso attraverso un dipinto degli anni Novanta che nasconde, parzialmente, l'immagine di un busto e di un'epigrafe, in latino. La sua sensibilità recettiva aveva già accolto e meditato, ben oltre la consapevolezza della propria esistenza, sugli avvenimenti, sulle relazioni umane, sull'etica delle proprie scelte. Aveva percorso un tempo nel quale si era sentito obbligato a “visioni” intensive sul senso della vita. Aveva viaggiato, aveva sopratutto navigato. Misurarsi con il mare, metafora dell'assoluto, confrontare la propria finitezza.
Cercare nuovi approdi.
In realtà tutta la sua opera di pittore “ha preso forma” dal confronto con i fermenti e le emergenze dell'epoca in cui ha vissuto e vive.
Le forme sono concetti, ha scritto Rudolf Arnheim.
Le linee guida sono state il bisogno di libertà e il senso di giustizia.
I “germi” che lievitano la sua ricerca attuale hanno iniziato a manifestarsi molti anni fa; gli eventi barbari dei nostri giorni, così densi di negatività, li hanno fatti esplodere.
L'artista ha rinunciato, deliberatamente, al piacere sensuale della pennellata, alla stesura dei colori per la ricerca della luce.
Ha pensato un linguaggio asettico che potesse “contenere” le emozioni, che documentasse il disagio esistenziale del nostro tempo incerto, nel quale gli uomini si sono disabituati a comunicare.
Solo immagini fotografiche dedotte dai media, solo un segno, il suo, che alludesse alla disumanità della lotta: per il potere, per la sopraffazione, per il dominio.
Le fotografie godono, contemporaneamente, dell'evidenza della realtà e del prestigio dell'arte. Il segno, invece, vive della maestria dell'artista. Insieme, composti nell'opera, inducono a riflettere su verità drammatiche. Per visualizzare e “capire” il male, per vincere su una specie di anestesia emotiva e cognitiva, l'arte, forse, potrebbe essere guida e strumento efficace. (Giovanna Riu)

Claudio Papola è nato all'Aquila nel 1937, nel 1953 si trasferisce a Milano.

Vive e lavora a Milano e alla Spezia dove ha gli studi.
Per un approfondimento sulla sua biografia artistica è a disposizione in mostra il video Tracce di percorso.

 

CREDITS

Mostra promossa da
Comune della Spezia
Sindaco e Assessore alla cultura, Pierluigi Peracchini

e prodotta da
CAMeC Centro Arte Moderna e Contemporanea
Direttore Musei e Servizi culturali, Marzia Ratti

con il contributo di 
Enel, Coop Liguria


A cura di
: Giovanna Riu
Direzione del progetto: Marzia Ratti con Eleonora Acerbi, Cinzia Compalati, Cristiana Maucci
Progetto grafico: Sarah Fontana
Video: Saul Carassale & Sara Bonatti con testi di Giovanna Riu
Catalogo: Publisystem
Testi istituzionali: Pierluigi Peracchini, Marzia Ratti
Testo critico in catalogo: Giovanna Riu
Contributi in catalogo: Mattia Lapperier, Gian Ruggero Manzoni
Conferenza stampa: 27 giugno ore 11.30
Inaugurazione: 28 giugno ore 19
Presentazione catalogo: 19 luglio ore 21
Apertura al pubblico: 29 giugno – 17 novembre 2019 (il Centro resterà chiuso per lavori di manutenzione dal 23 settembre all’11 ottobre 2019)
Ufficio stampa Comune La Spezia: Luca Della Torre | Tel. +39 0187 727324 | ufficiostampa@comune.sp.it

 

 

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29 giugno / 17 novembre 2019
(Il Centro resterà chiuso per lavori di manutenzione dal 23 settembre all'11 ottobre 2019)

 

Aidyn Zeinalov. My way to Italy. Una storia alla Spezia

a cura di Veronica Ferretti

Dal 28 aprile al 22 settembre 2019 il CAMeC presenta Aidyn Zeinalov. My way to Italy. Una storia alla Spezia, mostra che conferma e rinnova l’apertura internazionale della sua attività espositiva.

Il progetto suggella un importante duplice omaggio dello scultore russo alla città: dal marzo 2018 la sua Sirena del Golfo è collocata sul lungomare, nella passeggiata Morin, mentre è stato di recente scoperto il suo tributo a Richard Wagner, ubicato nei pressi di Piazza Sant’Agostino, quale simbolo del gemellaggio La Spezia-Bayreuth e ricordo del soggiorno che il grande compositore fece nell’estate del 1853, in una locanda spezzina, dove trovò ispirazione per la composizione del preludio orchestrale de L’oro del Reno.
Nelle tre sale del piano zero del Centro si articola una mostra antologica che raccoglie altrettanti ambiti di ricerca del poliedrico autore: le opere classiche di tipo celebrativo-monumentale che l’artista ha collocato negli ultimi anni tra la Toscana e La Spezia, segno del suo interesse per la musica, operistica in particolare; un tema da sempre caro all’autore, il rapporto tra l’uomo e l’acqua, che in questa mostra si snoda intorno al piccolo studio della Sirena del Golfo; il recentissimo ciclo che affronta il tema della guerra e della sua mutata concezione, attraverso la citazione delle armi  da fuoco convenzionali contaminate in chiave simbolica da oggetti riconducibili al mondo del gioco.
Dunque una mostra diffusa che abita gli spazi del CAMeC e punteggia due luoghi simbolo della città; un percorso che conduce il visitatore nel cuore del centro storico e sul mare, in un punto privilegiato di osservazione del Golfo dei Poeti.
La storica dell’arte Veronica Ferretti, curatrice del catalogo della mostra, individua nella ricerca di  Aidyn Zeinalov «la rappresentazione della riscoperta e del dialogo tra due culture (l’Oriente e l’Occidente) e due epoche (il lontano passato e il presente) rievocate e interpretate, fin dalla più giovane età, con sensibilità moderna».  Nel rispondere all’intervista che la studiosa gli ha rivolto, l’artista stesso così presenta le motivazioni fondanti il suo lavoro e il suo rilevante percorso professionale: «La mia passione per l’arte, come destino di tutta una vita, è iniziata quando ho studiato Leonardo e Michelangelo delle cui opere ho perfino realizzato copie che tuttora conservo. Debbo ammettere che mia madre ha sempre assecondato la mia vocazione fin da quando, ancora bambino, mi dedicavo a disegnare e manipolare piccole sculture di cose e figure di ogni genere e se i miei genitori mi chiedevano cosa volessi fare, io non esitavo a rispondere sempre che avrei voluto fare lo scultore. Ho poi frequentato per molti anni dapprima il Liceo Artistico dove ho conseguito il diploma di scultore. Dopo la maturità mi sono iscritto alla Facoltà di Disegno e Architettura e contemporaneamente ho superato gli esami di storico dell’arte. All’età di ventitré anni, grazie a uno stage sotto la guida dello scultore Vladimir Tsdal, sono entrato all’Accademia russa delle Arti di Mosca. Ho conseguito così tre lauree in scultura, architettura e storia dell’arte, discipline di studio per la quali ho anche scritto e pubblicato alcuni manuali per l’insegnamento all’Accademia russa delle Arti dove organizzo ancora corsi di studio per aspiranti scultori».

BIOGRAFIA

Aidyn Zeinalov nasce il 3 agosto 1978 a Mosca.

Formazione

1991-1996 Liceo accademico d'arte Surikov a Mosca. Corso di scultura
1996-2002 Istituto statale accademico d'arte Surikov a Mosca.Corso di scultura
2002-2005 Istituto di architettura a Mosca. Facoltà di Design nell'ambito architettonico. Professione designer
2002-2005 apprendista presso I'Accademia delle Arti russa nei laboratori creativi sotto la guida dello scultore Vladimir Tsigal

Riconoscimenti

2001 Medaglia d'oro dell'Accademia delle arti russa per il miglior ritratto scultoreo del 2001
2001 Collocazione di due opere scultoree nella mostra permanente del Museo di Arte Moderna di Mosca
2011 Dottorato di ricerca in Scienza delle arti presso I'Istituto di Ricerca di teoria e storia delle arti dell'Accademia Russa delle Arti
2011 Fondatore e direttore della Fondazione INTER-ESSE per il supporto delle attività scientifiche e formative dell'Istituto delle Ricerche interdisciplinari
2012 Attribuzione del titolo di membro corrispondente dell'Accademia delle Arti russa
2012 Professore associato presso l'Università statale di arti e industria di Mosca. Cattedra di disegno accademico   
2013 Vincitore del concorso per la fornitura di sussidi dal bilancio della citta di Mosca
2017 Professore ordinario presso I'Accademia delle Arti russa
2018 Titolo di accademico presso I'Accademia fiorentina delle Arti
Partecipa a mostre russe e internazionali, sia personali the collettive.
E’ relatore in conferenze di settore russe e internazionali.
E’ membro dell'Unione creativa dei pittori ‘Eduard Drobitsky’, dell'Unione dei pittori di Mosca, dell'Unione russa dei pittori e dell'Unione dei designer di Mosca.

Opere monumentali e collezioni museali

2015 Messa in opera del monumento a Giuseppe Verdi – Montecatini Terme
2015 II modello in miniatura del monumento a Giuseppe Verdi è stato incluso nella collezione della GalIeria StataleTretyakov
2016 Messa in opera del monumento a Giacomo Puccini – Montecatini Terme  
2016 Collocazione della composizione monumentale L'immagine della Toscana - Forte dei Marmi 2016 La scultura Ragazza con la pagaia entra a far parte delle collezioni permanenti del MO.C.A. Montecatini Terme Contemporary Art – Montecatini Terme  
2016 Collocazione di una targa onorifica dedicata a Aidyn Zeinalov accanto alla sua scultura di Giuseppe Verdi — Montecatini Terme  
2017 Mostra personale presso l'Accademia di Belle Arti — Firenze
2017 Messa in opera della serie di sculture Atleti nel palco presidenziale del complesso sportivo Luiniki — Mosca
2017 La serie di sculture Swim and Dream entra a far parte delle collezioni permanenti della RuArts Gallery— Mosca
2018 Messa in opera della Sirena del Golfo - La Spezia
2018 Collocazione della composizione scultorea Festina Lente presso il Consiglio regionale della Toscana -Firenze
2018 Collocazione di immagini scultoree di dieci compositori russi e tre rilievi — Orchestra, Teatro, Violoncello — nell'area presidenziale della sala concertistica di musica filarmonica Zarjad'e — Mosca
2018 Collocazione della composizione scultorea Rasskazovka — Mosca
2019 Messa in opera del monumento a Richard Wagner— La Spezia/Bayreuth

 

CREDITS

Mostra promossa da
Comune della Spezia
Sindaco e Assessore alla cultura, Pierluigi Peracchini
Assessore al turismo, gemellaggi, cooperazione internazionale e promozione della città, Paolo Asti

e prodotta da
CAMeC Centro Arte Moderna e Contemporanea
Direttore Musei e Servizi culturali, Marzia Ratti

con il contributo di 
Enel, Coop Liguria


Comitato tecnico-organizzatore: Eleonora Acerbi, Cinzia Compalati, Cristiana Maucci, Marzia Ratti, Carlo Visintini
Catalogo e testi a cura di: Veronica Ferretti
Fotografie in mostra e in catalogo: Enrico Amici, Paolo Nucci, Federigo Salvadori, Carlo Visintini, Umberto Visintini
Progetto grafico: Sarah Fontana
Traduzioni: Susan Charlton
Interprete: Carlo Visintini
Ufficio stampa Comune La Spezia: Luca Della Torre | Tel. +39 0187 727324 | ufficiostampa@comune.sp.it

 

 

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28 aprile/ 22 settembre 2019

 

Opere dalle collezioni del CAMeC

 

Il CAMeC ha approntato una rinnovata selezione delle raccolte permanenti, dedicata all’attività didattica e in generale al pubblico che intenda approfondirne la conoscenza.
Le diverse quadrerie sono frutto di una scelta mirata allo stimolo creativo, cognitivo e ludico dell’utenza in età evolutiva e ad un tempo intendono offrire a tutto il pubblico più digressioni in diversi ambiti tematici e linguistici.

Di seguito i nuclei di opere, dislocati in diverse zone del museo.

La natura morta. Il cibo nell’arte
Si tratta di una piccola digressione intorno ad uno dei territori più perlustrati dall’arte figurativa –diffusamente dal XVII secolo, con l’avvento della natura morta come genere, ma anche in precedenza, fin dall’antichità. La natura morta nell’arte contemporanea incontra molte e discordanti chiavi di interpretazione, riconducibili all’ambito di interesse dei singoli autori. In questa piccola silloge si passa dalla virtuosa verosimiglianza alla dissacrazione pop, attraversando altre rivisitazioni da parte di grandi artisti del Novecento.
Autori: Felice Carena, Bruno Cassinari, Filippo de Pisis, Giovanna Guerri, Giuseppe Martinelli, Francesco Musante, Giuseppe Rivieri, Concetto Pozzati, Marco Rindori, Rilk Slabbink, Daniel Spoerri, Andy Warhol.

Small size. Piccoli capolavori dalle collezioni del CAMeC
La piccola dimensione rappresenta un terreno particolarmente interessante per l’artista, che condensa o sviluppa in poco spazio l’idea o l’intenzione, la pensa come punto di partenza o di arrivo nel processo creativo; è un cimento, un prediletto banco di prova per molti autori, affrontato con modalità le più varie alla ricerca dell’efficacia della composizione, dell’equilibrio della materia; è, spesso, un tratto distintivo della raccolta collezionistica: La mia collezione di piccolissimi quadri? Un’ossessione, una bella mania. Cammino per la casa e mi sembra di vivere in un museo tutto mio (Cesare Zavattini, 1963).
Autori: Arman, Jean Dubuffet, Keith Haring, Zoltán Kemény, Gianluca Lerici (prof. Bad Trip), Robert Mangold, Diet Sayler.

Il paesaggio, la città, la casa
Questa selezione di opere si concentra su un argomento di stringente attualità –l’ambiente e la sua relazione con l’uomo– e pone a confronto differenti rappresentazioni e interpretazioni del paesaggio campestre e urbano, spingendosi fino alla visione della casa e dello spazio domestico.
Autori: Manlio Argenti, Bernd e Hilla Becher, Alberto Burri, Emmanuele Coltellacci, Gilbert & George, Jonathan Guaitamacchi, Pompilio Mandelli, Luca Matti, Carlo Montarsolo, Gordon Matta Clark, Mattia Moreni, Dennis Oppenheim, Maria Tacchini, George Tatge, Edwin Zwakman.

“Arte da favola”
In questo caso la raccolta di dipinti è strettamente legata ai contenuti del laboratorio dal titolo Arte da favola: il confronto con l’opera d’arte può essere sorprendente, magico ed emozionante; i bambini, e non solo, incontreranno stimoli per l’immaginazione e la fantasia; paesaggi surreali, visioni oniriche, personaggi e creature fiabeschi durante il workshop solleciteranno gli utenti nella creazione della loro personale favola illustrata.
Autori: Mirko Baricchi, Claudio Cargiolli, Salvatore Fiume, Graziano Guiso, Francesco Musante, Nicola Perucca, Antonio Possenti.

Segno, colore, forma
L’astrazione geometrica
L’astrazione lirico-informale
Questa raccolta invita all’incontro con la pittura astratta proponendosi come guida alla lettura e come esemplare florilegio, articolato in alcune delle sue fondamentali declinazioni linguistiche. Le opere qui riunite si offrono quali autorevoli documenti per la conoscenza di alcuni stilemi (il segno, il gesto, il rinnovato impiego del colore, la cura e l’invenzione della forma, la riformulazione del vocabolario dell’arte) e rappresentano una fonte diretta per lo svolgimento dell’attività laboratoriale in programma.
Autori: Ferdinando Acerbi, Giuseppe Ajmone, Karel Appel, Claude Bellegarde, Max Bill, Enzo Brunori, Margherita Carena, Marco Casentini, Roberto Crippa, Piero Dorazio, Jean Fautrier, A. R. Penck, Romano Rizzato, Filippo Scroppo, Francisco Sobrino.

 

 

La selezione può subire variazioni per esigenze di allestimento.