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Mostre in corso

In ottemperanza al vigente DPCM, il CAMeC è attualmente chiuso

OVERSIZE. Grandi capolavori dalle collezioni del CAMeC

a cura di Eleonora Acerbi in collaborazione con Cristiana Maucci

Con la mostra Oversize. Grandi capolavori dalle collezioni del CAMeC, il Centro Arte Moderna e Contemporanea della Spezia torna a dedicare un inedito progetto espositivo alle sue collezioni permanenti.

Si tratta di una rinnovata selezione, che si offre quale contrappunto alla mostra realizzata nel 2017/18 nello stesso ambiente, il secondo piano del museo: se in Small Size. Piccoli capolavori dalle collezioni del CAMeC, circa 200 piccole opere ne affollavano le pareti, in questo percorso espositivo soltanto una quarantina di lavori di grande formato, alcuni dei quali mai esposti, dialogano fra loro e si presentano allo spettatore nel loro potente impatto visivo.

Imposto e contraddistinto dalla dimensione, il florilegio si articola in un tracciato che associa alla cronologia l’accostamento linguistico, la consonanza estetica, l’accordo tematico. La silloge è attinta da tutti i diversi fondi conservati al CAMeC.

Ampiamente rappresentato è il nucleo ‘storico’, ossia la pregevolissima raccolta di dipinti acquisiti nell’ambito del Premio Nazionale di Pittura intitolato al Golfo della Spezia, rassegna-concorso che dal 1949 al 1965 ha animato le estati spezzine chiamando a sé artisti di grande rilevanza anche internazionale, in quegli anni giovani promesse, oggi ampiamente storicizzati e musealizzati.

«L’incipit della mostra – spiega la curatrice Eleonora Acerbi – è affidato a Ragazzi che cercano granchi di Renato Guttuso, tela dedicata alla rappresentazione del lavoro marinaro, cui andò il massimo riconoscimento all’esordio della manifestazione, nel 1949 appunto, opera inscrivibile nella interessante fase pre-realista dell’autore siciliano. Fra gli altri grandi dipinti – di noti artisti – presenti al CAMeC grazie al Premio del Golfo e qui riuniti, spiccano inoltre un esemplare appartenente alla celebre serie delle Finestre di Giuseppe Santomaso, del 1952, riuscito saggio del periodo ‘astratto-concreto’; una preziosa digressione in pittura dell’architetto Ettore Sottsass Jr., Porto di mare del 1952, risalente al momento di adesione agli assunti del MAC, Movimento Arte Concreta, molto frequentato dagli architetti; Vie del Mondo di Emilio Vedova, importantissimo lavoro del 1953, singolare saggio della sua incipiente adesione alla temperie informale; Le dolci colline di Brisighella di Mattia Moreni, maestoso paesaggio informale che ottenne il massimo riconoscimento nel 1954; Senza occhi di Emilio Scanavino, del 1961, riuscitissimo esempio del suo pronunciamento astratto carico di tensione emotiva».

La presenza di diverse voci internazionali si deve prevalentemente al nucleo ‘Giorgio e Ilda Cozzani’. Collezionista onnivoro ed enciclopedico, raccoglitore inesausto e girovago, particolarmente attratto dalla produzione contemporanea straniera, Giorgio Cozzani visitava regolarmente la Biennale di Venezia, Documenta a Kassel, ma anche le più importanti gallerie di Londra e Parigi. Alla sua curiosità e al suo fiuto si devono alcune rarità, e di grande formato. Fra le altre: Infernalezza di Helmut Sturm, 1962-63, che nella sua casa-galleria occupava la stravagante collocazione nel soffitto della sala da pranzo (l’opera si trasferirà in Germania nell’estate 2020 in occasione di una mostra retrospettiva dedicata all’autore); di Joseph Kosuth, nume tutelare del cosiddetto Concettuale-tautologico, Ob-ject (Art as Idea as Idea), del 1967, uno dei suoi celebri ingrandimenti del testo da una voce di glossario; di Kenneth Noland, fra i più autorevoli interpreti della Colour Field Painting, Spring Gauze, tela dal formato singolare, spiccatamente allungato, appartenente alla serie dei Plaid, del decennio 1970; di Thomas Schütte, celeberrimo scultore tedesco, del 1987, Kartoffeln, un giovanile lavoro bidimensionale dedicato alla patata, appartenente a una serie il cui protagonista è, appunto, il tubero mangereccio, rappresentato in dimensioni spropositate, a stimolare gli interrogativi dello spettatore; altresì imponenti sono gli Allumettes di Raymond Hains, 1967, monumentali fiammiferi realizzati dall’artista francese dalla metà degli anni Sessanta a seguire.

In mostra, ancora, alcuni premi assegnati (e acquisiti, grazie alla formula del premio-acquisto) nell’ambito del rinnovato Premio del Golfo, Biennale europea arti visive (2000-2006). Fra gli altri un Senza titolo del 2000 di Cristiano Pintaldi, allora agli esordi della sua distintiva simulazione del pixel, che in questo caso ripropone un personaggio appartenente ai primordi delle produzioni televisive di fantascienza, il platinato Comandante Ed Straker della serie Ufo. Una menzione particolare merita Jerusalem di Jason Martin, come Pintaldi classe 1970, oggi acclamatissimo esponente della produzione britannica: il dipinto, di proprietà della Fondazione Carispezia che gentilmente ne ha concesso il prestito, appartiene altresì alla collezione del Premio del Golfo edizione XXI secolo; grandissimo lavoro realizzato ad olio su alluminio, rappresenta un precoce saggio della sua inconfondibile pittura, che per la sovrabbondanza materica entra nella terza dimensione.

Questi gli autori in mostra: Carlo Alfano, Shusaku Arakawa, Ugo Attardi, Jacopo Benassi, Aldo Bergolli, Renato Birolli, Ennio Calabria, Giuseppe Capogrossi, Bruno Cassinari, Vittorio Cavicchioni, Mario Ceroli, Mario Davico, Anita D’Orazio, Franco Francese, Renato Guttuso, Raymond Hains, Julia Jansen, Vassilis Kalantzis, Joseph Kosuth, Jason Martin, Luca Matti, Mattia Moreni, Gualtiero Nativi, Bruce Nauman, Kenneth Noland, Cristiano Pintaldi, Heimrad Prem, Bruno Pulga, Bruno Saetti, Giuseppe Santomaso, Sergio Saroni, Emilio Scanavino, Salvatore Scarpitta, Thomas Schütte, Danilo Sergiampietri, Vittorio Sopracase, Ettore Sottsass jr, Helmut Sturm, Emilio Vedova, Maja Vukoje, Hans Peter Zimmer, Edwin Zwackman.

 

CREDITS

Mostra promossa da
Comune della Spezia
Sindaco e Assessore alla cultura, Pierluigi Peracchini

e prodotta da
CAMeC Centro Arte Moderna e Contemporanea
Dirigente Servizi culturali, Massimiliano Curletto 

con il contributo di
Coop Liguria
Enel

a cura di: Eleonora Acerbi in collaborazione con Cristiana Maucci
progetto grafico: Sarah Fontana
ufficio stampa Comune La Spezia: Luca Della Torre | Tel. +39 0187 727324 | ufficiostampa@comune.sp.it
CSArt – Comunicazione per l’Arte: Chiara Serri | Tel. +39 0522 1715142 | Cell. +39 348 7025100 | info@csart.it| www.csart.it

 
 

 

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13 ottobre 2019 / 14 febbraio 2021

 

Still, Still Life. La natura morta nelle collezioni del CAMeC

 

a cura di Eleonora Acerbi e Cinzia Compalati 
in collaborazione con Barbara Viale e Cristiana Maucci

Con Still, Still life il CAMeC accoglie un’ulteriore e inedita selezione dalle raccolte permanenti affrontando un tema cardine della storia dell’arte, la natura morta. In epoca contemporanea la natura morta - o natura in posa, o still life nella sua efficace accezione anglosassone - si rinnova e incontra molte e discordanti chiavi di interpretazione, intatto il dialogo, fisico e metafisico, fra arte e oggetto.

Il CAMeC propone un’ampia rivisitazione del tema attraverso pronunciamenti molto diversi attinti da tutti i fondi delle proprie raccolte, nel segno della relazione biografica, concettuale, strumentale, poetica e magica che vincola l’uomo all’oggetto, naturale o manufatto, da sempre e probabilmente per sempre argomento della ricerca dell’artista.

Il progetto espositivo si dipana attraverso l’accostamento di opere che dialogano fra loro dimostrando la persistenza del genere nell’affinità o distanza del linguaggio formale: nel comune riferimento al tema di tradizione, il visitatore incontra ed è sollecitato a confrontare identici vocaboli in diversi componimenti, compiendo ad un tempo un percorso attraverso alcune fra le più rilevanti correnti della seconda metà del XX secolo. Fil rouge, appunto, la sopravvivenza del genere in epoca contemporanea in alcune anche distanti declinazioni: dall’intimismo delle nature in posa di de Pisis, Slabbink e Tosi, all’aggiornamento postcubista (Basso, Santomaso), al paradigma morandiano in un’acquaforte del ‘61, all’opzione astratta ancorché memore del tema (Montarsolo, Spinosa), alla virtuosa e poetica verosimiglianza, alla dissacrazione pop e novo-realista (Pozzati, Wesselmann, Spoerri, Tadini), oltre a numerose ulteriori interpretazioni, comprendenti anche l’impiego della calcografia, sovente raffinata depositaria di questa indagine.

Il progetto espositivo include anche diverse opere non strettamente riconducibili al genere ma nelle intenzioni della mostra assimilate ad esso: si tratta di rappresentazioni fondate sulla preminenza dell’oggetto, selezionate per il loro riverbero simbolico, oltre che per la consonanza ed il dialogo generati dall’accostamento ad altre (fra gli altri, i lavori di Boetti, Kounellis, Oldenburg, Spoldi, Warhol).

La silloge è composta da oltre 60 opere di 57 autori, fra i quali Arman, Alighiero Boetti, Cy Twombly, Filippo de Pisis, Otto Dix, Yozo Hamaguchi, Jannis Kounellis, Markus Lüpertz, René Magritte, Giuseppe Migneco, Giorgio Morandi, Nam June Paik, Concetto Pozzati, Giuseppe Santomaso, Dolores Sella, Rik Slabbink, Daniel Spoerri, Aldo Spoldi, Emilio Tadini, Arturo Tosi, Giulietta Vezzoni Gamberini, Andy Warhol, Tom Wesselmann.

Questi tutti gli autori presenti in mostra: Arman, Mario Avati, Giovanni Barbisan, Luigi Bartolini, Guido Basso, Bill Beckley, Alighiero Boetti, Georges Braque, Gastone Breddo, Bernard Buffet, Mario Calandri, Dino Caponi, Emma Caprini, Gian Carozzi, Giuseppe Cesetti, Mauro Chessa, Guido Chiti, Cho Young Ja, Cy Twombly, Filippo de Pisis, Otto Dix, Antonio Michelangelo Faggiano, Fernando Farulli, Nicola Galante, Yozo Hamaguchi, Jannis Kounellis, Markus Lüpertz, René Magritte, Mario Marcucci, Giuseppe Martinelli, Sergio Mascaro, Fabrizio Merisi, Giuseppe Migneco, Carlo Montarsolo, Giorgio Morandi, Francesco Musante, Claes Oldenburg, Nemesio Orsatti, Nam June Paik, Concetto Pozzati, Giuseppe Rivieri, Giuseppe Santomaso, Dolores Sella, Rik Slabbink, Ardengo Soffici, Domenico Spinosa, Daniel Spoerri, Aldo Spoldi, Emilio Tadini, Orfeo Tamburi, Arturo Tosi, Pompeo Vecchiati, Giulietta Vezzoni Gamberini, Rosina Viva, Giuseppe Viviani, Andy Warhol, Tom Wesselmann.

Questo progetto rientra inoltre in un già intrapreso percorso di valorizzazione sinergica del patrimonio museale della Spezia; il CAMeC accoglie in mostra, infatti, oggetti provenienti dal Museo Civico Etnografico “Giovanni Podenzana” (e alcuni prestiti privati), proponendo una sorta di ‘glossario’ della natura morta attraverso l’accostamento di elementi che nel corso del tempo ne hanno contraddistinto l’iconografia (lo specchio, la candela, il libro, lo strumento musicale, la clessidra e molti altri) e la documentazione dei grandi temi che accompagnano il genere - la vanitas, i cinque sensi, i quattro elementi della natura -, a svelarne la complessa e criptica simbologia. Questo Focus on Still Life è curato da Cristiana Maucci in collaborazione con Anna Nancy Rozzi, conservatore del Civico Museo del Sigillo della Spezia, autrice degli illuminanti testi a corredo. 

CREDITS

Mostra promossa da
Comune della Spezia
Sindaco e Assessore alla cultura, Pierluigi Peracchini

e prodotta da
CAMeC Centro Arte Moderna e Contemporanea
Dirigente Servizi culturali, Massimiliano Curletto

con il contributo di
Coop Liguria
Enel

mostra a cura di Eleonora Acerbi e Cinzia Compalati, con la collaborazione di Cristiana Maucci e Barbara Viale
Focus on Still LifeSimboli ed elementi nella natura morta a cura di Cristiana Maucci con la collaborazione di Anna Nancy Rozzi
progetto grafico della mostra: Publisystem, La Spezia
allestimento: Davide Bommino, Coop Zoe
traduzioni : Susan Charlton
ufficio stampa Comune La Spezia: Luca Della Torre | Tel. +39 0187 727324 | ufficiostampa@comune.sp.it

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2 febbraio / 6 giugno 2021

 

BAU. Contenitore di cultura contemporanea 2004 - 2020

a cura di Mara Borzone

Il CAMeC Centro Arte Moderna e Contemporanea della Spezia celebra i primi sedici anni di attività dell’Associazione Culturale BAU con la mostra “BAU. Contenitore di cultura contemporanea 2004-2020” che, dal 21 febbraio al 7 giugno 2020, porta al piano zero del museo le oltre mille opere contenute nei sedici numeri della rivista sperimentale “BAU”, tra le più originali e significative pubblicazioni d’artista attive oggi in Italia. 

Con sede a Viareggio (LU), la redazione “BAU” – composta attualmente da Antonino Bove, Luca Brocchini, Giuseppe Calandriello, Gabriele Menconi, Guido Peruz e Tommaso Vassalle – realizza ogni anno un contenitore, in edizione limitata (generalmente 150 copie), con lo scopo di relazionare tra loro le più varie esperienze creative, promuovendole liberamente e autonomamente, senza nessuna finalità di lucro e in completo autofinanziamento.

Il nome “BAU”, quasi verso canino di presenza e richiesta di attenzione, ma anche termine antiretorico e di gusto dadaista, è nella lingua tedesca radice del verbo “costruire” ed evoca la prestigiosa Bauhaus.

“BAU” non è una rivista nel senso tradizionale del termine, ma un “Contenitore di cultura contemporanea”, un cofanetto a tiratura limitata che trova precedenti internazionali fra le riviste “ad assemblaggio”. È una scatola che contiene 60, 70, anche 100 contributi “sciolti” di altrettanti autori storici e di rilevanza mondiale: non solo poeti e artisti visivi, ma anche operatori attivi in ogni genere di altra disciplina, in un’ottica di inclusività.

Hanno preso parte al progetto, tra i tanti, Vincenzo Agnetti, Alain Arias-Misson, Enrico Baj, Nanni Balestrini, Irma Blank, Ugo Carrega, Luciano Caruso, Giuseppe Chiari, Philip Corner, Claudio Costa, Corrado Costa, Vanni Cuoghi, Gillo Dorfles, Geoffrey Hendricks, Maurice Henry, Emilio Isgrò, Richard Kostelanetz, Arrigo Lora-Totino, Gualtiero Marchesi, Giò Marconi, Maria Mulas, Ben Patterson, Lamberto Pignotti, Sarenco, Arturo Schwarz, Paolo Scirpa, Gianni Emilio Simonetti, Adriano Spatola, Aldo Spoldi, Grazia Varisco, Ben Vautier, Sandro Veronesi, Emilio Villa, William Xerra.

Come spiega, infatti, la curatrice Mara Borzone, «La rivista – progettata inizialmente da Carlo Battisti, quindi da Gumdesign (Gabriele Pardi e Laura Fiaschi) e da Gabriele Menconi – ha contatti nazionali e internazionali che spaziano fra le correnti sperimentali dell’arte contemporanea, da Fluxus alla Poesia Visiva, dalla Patafisica alla Mail Art fino alle ricerche sulle percezioni allargate, ai rapporti fra arte, musica, informatica, moda, cucina e molto altro».

«Se in quel mese di novembre del 2003, nel cominciare a spedire gli inviti agli autori scelti per partecipare al numero 0 del Contenitore di Cultura Contemporanea “BAU” ci avessero detto che saremmo giunti al numero 16 – dichiarano i responsabili della redazione – non ci avremmo creduto. Invece, eccoci a tracciare una storia di oltre tre lustri di intensa attività, di idee, progetti, incontri, conoscenze di persone sparse nei diversi angoli del mondo, tra le più varie esperienze e culture. Questi contatti ci permettono di assaporare le possibilità infinite e imprevedibili della comunicazione, del desiderio di parlarsi, confrontarsi e scambiare informazioni».

Il percorso espositivo, che conta oltre mille lavori tra disegni, collage, micro sculture, fotografie, racconti, video, composizioni sonore, oggetti simbolici ed evocativi, realizzati da altrettanti autori provenienti da trentacinque nazioni, rivela che la contemporaneità è un mosaico di esperienze e invenzioni ibride, un caleidoscopio in continuo roteare.

In occasione della mostra sarà presentato al CAMeC “BAU 16” (2019), “Snapshot”, nella sua scatola nero mat. «L’ultimo nato – scrive Mara Borzone – costituisce un’istantanea, coglie l’attimo, testimonia la ricerca artistica attuale, è un confronto inevitabile fra culture mondiali che non possono e non devono stare separate, un’ibridazione dell’arte nei social, un nuovo stadio evolutivo della modernità, che deve registrarne la disgregazione, l’inconsistenza, il venir meno del coordinamento di senso. “BAU” predilige dunque i grandi numeri e non si lascia intimorire dalle sfide: esporre tutti i Contenitori e i loro contenuti alla Spezia, al CAMeC, è una di queste».

L’Associazione Culturale “BAU” nasce nel 2004 a Viareggio ad opera di un gruppo di autori con esperienze decennali quali operatori nell’ambito della ricerca artistica e attenti ai multiformi aspetti della cultura del nostro tempo. In ambito locale e mediante collaborazioni nazionali e internazionali, il progetto si è rapidamente segnalato come vivace punto d’incontro per attivare dialoghi, confronti e scambi ad ampio raggio tra le più varie discipline espressive. “BAU” assembla ogni anno l’omonimo “Contenitore di Cultura Contemporanea”, un cofanetto in tiratura limitata che racchiude opere originali di numerosi autori. La pubblicazione raccoglie l’eredità delle riviste d’artista e “ad assemblaggio” degli anni Settanta-Ottanta (tra cui “Aspen” di Phyllis Johnson, “Geiger” di Adriano Spatola, “Tèchne” di Eugenio Miccini, “Assembling” di Richard Kostelanetz, le riviste ad assemblaggio di Fluxus – “Fluxs Yearbooks” e “Fluxus Kits” – e della mail art “Commonpress”, “Le Point d’Ironie”, “Karimbada”, “Arte Postale” ecc.), aggiungendo una originale dimensione di lavoro di gruppo e di condivisione progettuale e di idee, che si esplica anche nell’organizzazione di mostre, convegni ed eventi. In sedici anni di attività, dal numero 0 al numero 16 della rivista-laboratorio, la ‘rete’ di “BAU” ha coinvolto oltre mille autori da trentacinque nazioni. Il cofanetto “BAU” è presente in importanti musei, archivi, fondazioni e collezioni, come il Centre Pompidou di Parigi, il MaRT di Rovereto, la Tate Modern Library di Londra, il Museo del Novecento e la Triennale di Milano, il Museo di Arte Moderna di Miami, la Beinecke Rare Book & Manuscript Library della Yale University del New Haven in Connecticut ed altre importanti sedi. Dal 2014, un Comitato scientifico in progress, composto da qualificati operatori, si affianca al lavoro della Redazione nel ricercare nuovi contatti da coinvolgere nella rivista e nell’identificare situazioni ed eventi capaci di amplificare il raggio d’azione del progetto. Fanno parte del Comitato: Paolo Bolpagni, Viana Conti, Paolo Credi, Valerio Dehò, Andrea Del Guercio, Paolo Della Grazia, Duccio Dogheria, Caterina Gualco, Alessandro Ludovico, Enrico Mattei, Carlo Palli, Guido Peruz, Antonello Pesenti, Patrizio Peterlini, Marco Pierini, Sandro Ricaldone, Giandomenico Semeraro, Marvin A. Sackner, Maurizio Vanni, Alessandro Vezzosi.

CREDITS

Mostra promossa da
Comune della Spezia
Sindaco e Assessore alla cultura, Pierluigi Peracchini

e prodotta da
CAMeC Centro Arte Moderna e Contemporanea
Dirigente Servizi culturali, Massimiliano Curletto

con il contributo di: Enel, Coop Liguria

a cura di: Mara Borzone
direzione del progetto: Eleonora Acerbi e Cinzia Compalati
progetto grafico della mostra: Gabriele Menconi e Sarah Fontana
ufficio stampa Comune La Spezia: Luca Della Torre | Tel. +39 0187 727324 | ufficiostampa@comune.sp.it
CSArt – Comunicazione per l’Arte: Chiara Serri | Tel. +39 0522 1715142 | Cell. +39 348 7025100 | info@csart.it| www.csart.it
Press Kit CAMeC: http://bit.ly/CAMeC_2020

 

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22 febbraio / 11 aprile 2021

 
 

 

La stanza delle meraviglie

a cura di Cristiana Maucci in collaborazione con Eleonora Acerbi

La Wunderkammer o Stanza delle meraviglie è fenomeno tipico del Cinquecento; frutto di un collezionismo prediletto dalla aristocrazia, può essere considerata come il primo stadio dello sviluppo del concetto di museo. Lo scopo era raccogliere e mostrare mirabilia unendo arte-scienza e natura, i due poli del sapere antico costruendo un percorso nello straordinario, tra naturalia e artificialia.

La natura è fulcro principale di ogni stanza delle meraviglie dove si colleziona un campionario di tutto ciò che vi è di più strano, con esemplari che presentano qualcosa di eccezionale per forma, dimensione o rarità. Immancabili tra questi, un teschio (di leone), suggestivo memento mori in dialogo con i corpi tassidermizzati, che rappresentano rispettivamente la caducità della natura e l’ambizione dell’uomo all’eternità, il corallo, qui riprodotto con la ceralacca, che nell’epoca in cui i confini tra scienza e leggenda erano a volte sfumati, era considerato oggetto sia animale che vegetale e minerale e racchiudeva in sé la perfezione e quindi un valore taumaturgico.

La stessa ripartizione della stanza sottolineata dai colori delle pareti e da alcune opere delle collezioni, allude, in omaggio alla celebre Tribuna di Francesco I de’ Medici, a due dei quattro elementi: la terra e l’acqua.

Gli artificialia sono manufatti particolari per originalità e unicità. Oggetti utilizzati talvolta come semplice riproduzione dell’animale vivo o in cui si concretizza il gusto manierista dell’innesto umano sull’oggetto naturale. Rispondono a questi requisiti le opere delle collezioni, unitamente a sculture antiche che punteggiano l’allestimento: le zampe di leone in marmo di età imperiale, l’onda scolpita nel legno, l’uccello in metallo che fa da contrappunto agli esemplari esotici, l’intervento site-specific realizzato da Nicola Perucca ‘intorno’ ad una costola di balena.

Gli oggetti presentati invitano infine a riflettere su temi estremamente contingenti: la ricchezza e fragilità dell’ambiente che ci circonda e il rapporto natura-uomo; una relazione oggi difficile e conflittuale, che attraverso la mediazione dell’arte può, come in questo caso, rivelarsi virtuosa.

CREDITS

Mostra promossa da
Comune della Spezia
Sindaco e Assessore alla cultura, Pierluigi Peracchini

e prodotta da
CAMeC Centro Arte Moderna e Contemporanea
Dirigente Servizi culturali, Massimiliano Curletto

con il contributo di
Coop Liguria
Enel

a cura di
Cristiana Maucci in collaborazione con Eleonora Acerbi
prestiti
Museo Archeologico Castello San Giorgio (conservatore Donatella Alessi), Museo Civico Etnografico Giovanni Podenzana (conservatore Giacomo Paolicchi), Museo del Sigillo (conservatore Anna Nancy Rozzi), collezioni private
schede di sala 
Donatella Alessi, Giacomo Paolicchi, Rossana Piccioli, Anna Nancy Rozzi
sound design 
Roberto Vendasi
murale
Nicola Perucca
staff allestimento 
Davide Bommino
con Oscar Bordoni e Giacomo Portunato
ufficio stampa 
Luca Della Torre
Chiara Serri, CSArt
progetto grafico 
Sarah Fontana
traduzioni 
Susan Charlton
ufficio stampa Comune La Spezia: Luca Della Torre | Tel. +39 0187 727324 | ufficiostampa@comune.sp.it
CSArt – Comunicazione per l’Arte: Chiara Serri | Tel. +39 0522 1715142 | Cell. +39 348 7025100 | info@csart.itwww.csart.it

 
 

 

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13 ottobre 2019 / 28 marzo 2021

 

Opere dalle collezioni del CAMeC

 

Il CAMeC ha approntato una rinnovata selezione delle raccolte permanenti, dedicata all’attività didattica e in generale al pubblico che intenda approfondirne la conoscenza.

Le diverse quadrerie sono frutto di una scelta mirata allo stimolo creativo, cognitivo e ludico dell’utenza in età evolutiva e ad un tempo intendono offrire a tutto il pubblico più digressioni in diversi ambiti tematici e linguistici.

Di seguito i nuclei di opere, dislocati in diverse zone del museo ed esposti a rotazione:

La natura morta. Il cibo nell’arte
Si tratta di una piccola digressione intorno ad uno dei territori più perlustrati dall’arte figurativa – diffusamente dal XVII secolo, con l’avvento della natura morta come genere, ma anche in precedenza, fin dall’antichità. La natura morta nell’arte contemporanea incontra molte e discordanti chiavi di interpretazione, riconducibili all’ambito di interesse dei singoli autori. In questa piccola silloge si passa dalla virtuosa verosimiglianza alla dissacrazione pop, attraversando altre rivisitazioni da parte di grandi artisti del Novecento.
Autori: Felice Carena, Bruno Cassinari, Filippo de Pisis, Giovanna Guerri, Giuseppe Martinelli, Francesco Musante, Giuseppe Rivieri, Concetto Pozzati, Marco Rindori, Rilk Slabbink, Daniel Spoerri, Andy Warhol.

Small size. Piccoli capolavori dalle collezioni del CAMeC
La piccola dimensione rappresenta un terreno particolarmente interessante per l’artista, che condensa o sviluppa in poco spazio l’idea o l’intenzione, la pensa come punto di partenza o di arrivo nel processo creativo; è un cimento, un prediletto banco di prova per molti autori, affrontato con modalità le più varie alla ricerca dell’efficacia della composizione, dell’equilibrio della materia; è, spesso, un tratto distintivo della raccolta collezionistica: La mia collezione di piccolissimi quadri? Un’ossessione, una bella mania. Cammino per la casa e mi sembra di vivere in un museo tutto mio (Cesare Zavattini, 1963).
Autori: Arman, Jean Dubuffet, Keith Haring, Zoltán Kemény, Gianluca Lerici (prof. Bad Trip), Robert Mangold, Diet Sayler.

Il paesaggio, la città, la casa
Questa selezione di opere si concentra su un argomento di stringente attualità –l’ambiente e la sua relazione con l’uomo – e pone a confronto differenti rappresentazioni e interpretazioni del paesaggio campestre e urbano, spingendosi fino alla visione della casa e dello spazio domestico.
Autori: Manlio Argenti, Bernd e Hilla Becher, Alberto Burri, Emmanuele Coltellacci, Gilbert & George, Jonathan Guaitamacchi, Pompilio Mandelli, Luca Matti, Carlo Montarsolo, Gordon Matta Clark, Mattia Moreni, Dennis Oppenheim, Maria Tacchini, George Tatge, Edwin Zwakman.

“Arte da favola”
In questo caso la raccolta di dipinti è strettamente legata ai contenuti del laboratorio dal titolo Arte da favola: il confronto con l’opera d’arte può essere sorprendente, magico ed emozionante; i bambini, e non solo, incontreranno stimoli per l’immaginazione e la fantasia; paesaggi surreali, visioni oniriche, personaggi e creature fiabeschi durante il workshop solleciteranno gli utenti nella creazione della loro personale favola illustrata.
Autori: Mirko Baricchi, Claudio Cargiolli, Salvatore Fiume, Graziano Guiso, Francesco Musante, Nicola Perucca, Antonio Possenti.

Segno, colore, forma
L’astrazione geometrica
L’astrazione lirico-informale
Questa raccolta invita all’incontro con la pittura astratta proponendosi come guida alla lettura e come esemplare florilegio, articolato in alcune delle sue fondamentali declinazioni linguistiche. Le opere qui riunite si offrono quali autorevoli documenti per la conoscenza di alcuni stilemi (il segno, il gesto, il rinnovato impiego del colore, la cura e l’invenzione della forma, la riformulazione del vocabolario dell’arte) e rappresentano una fonte diretta per lo svolgimento dell’attività laboratoriale in programma.
Autori: Ferdinando Acerbi, Giuseppe Ajmone, Karel Appel, Claude Bellegarde, Max Bill, Enzo Brunori, Margherita Carena, Marco Casentini, Roberto Crippa, Piero Dorazio, Jean Fautrier, A. R. Penck, Romano Rizzato, Filippo Scroppo, Francisco Sobrino.

 

La selezione può subire variazioni per esigenze di allestimento.