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Mostre in corso


BOOGIE. Pietro Bellani

a cura di Valerio Dehò

La mostra raccoglie alcune opere degli anni Novanta messe a confronto con la produzione degli ultimi anni, oltre quaranta pezzi tra quadri e lavori tridimensionali.

La ricerca artistica di Pietro Bellani, iniziata quasi cinquant’anni fa, è nel segno di un movimento ritmico ricorsivo che si avvicina e si allontana da una linea ideale che rappresenta la sua poetica. Sia nelle opere più astratte che in quelle in cui compare da protagonista la figurazione, vi è una tensione continua tra le parti compositive, tra gli elementi di sfondo e quelli in primo piano, tra il segno pittorico e la materia, tra le stilizzazioni dei suoi celebri “omini” e la loro capacità di addensarsi o distribuirsi sulla superficie.
Per questo il titolo “Boogie” ci parla di ritmo e di musica: in mostra sono presenti due lavori con questo nome realizzati a 20 anni di distanza, nel 1998 e nel 2018 per l’esposizione al CAMeC. Questo testimonia la coerenza del lavoro dell’artista e la sua capacità di elaborare uno stile personale, fortemente riconoscibile, anche nel corso del tempo.
Infatti caratteristica peculiare del suo modus operandi consiste proprio nel continuare a intervenire sulle opere nel corso degli anni. Per Bellani un quadro o una scultura possiedono una vita propria, qualcosa che non può essere chiuso mai definitivamente. L’artista continuerebbe sempre a migliorare e a intervenire sulle opere, alla ricerca di una perfezione e di un equilibrio che è solo nella sua mente, oltre che nel suo istinto di artista.
La mostra, volutamente, non è un’antologica perché è sì tempo di bilanci, però sempre parziali.
La poetica di Bellani, anche se costantemente alla ricerca delle radici e delle origini dell’operare in modo creativo, è aperta al presente e al futuro. La sua opera non è catalogabile, non ha mai aderito a gruppi o situazioni, se non per breve tempo. Rimane un grande solista e la sua libertà di saper spaziare dall’astrazione alla pittura gestuale, dall’assemblaggio al collage, dalla scultura al disegno, è una caratteristica fondamentale per comprendere la sua personalità.

PIETRO BELLANI – cenni biografici
Nato a Licciana Nardi (MS) nel 1944, risiede alla Spezia.
Nel 1960 ha iniziato la sua attività di artista, dedicandosi prevalentemente alle arti visive.
Ha fatto parte del  gruppo “Lionello Venturi”, nato alla Spezia nel 1961. In questi primi anni Sessanta si è dedicato anche alla ricerca sperimentale nell’ambito della fotografia e del cinema di animazione progettando film a passo ridotto.
Nel 1963 ha allestito alcune scenografie  per lavori teatrali.
E’ stato socio della Promotrice di Belle Arti di Torino, del Centro studi scambi culturali internazionali di Roma e fondatore del gruppo Arte Grottesca nato a Pisa-Milano nel 1964.
Nel 1965 ha soggiornato a Parigi dove frequentò lo studio di alcuni artisti tra cui l’astrattista Folmer.
Dai primi anni Sessanta sino alla metà degli anni Ottanta la sua ricerca si è svolta nell’ambito dell’arte figurativa, mentre in questi ultimi quindici anni il suo  interesse è rivolto all’arte astratta.
Ha esposto prevalentemente in Germania - Frankfurt AmMein, Dusseldorf, Amburg e Munich - dove negli anni Novanta aprì uno studio.

CREDITS

Mostra promossa da
Comune della Spezia
Pierluigi Peracchini, Sindaco
Paolo Asti, Assessore alla cultura

e prodotta da
CAMeC Centro Arte Moderna e Contemporanea
Marzia Ratti, direttore Musei e Servizi culturali

con il contributo di
Coop Liguria, Enel, Cora's

Coordinamento tecnico-scientifico
Eleonora Acerbi, Cinzia Compalati, Cristiana Maucci

Allestimento
Giuliano Giaroli

Progettazione grafica
Tub Design

Ufficio stampa Comune La Spezia: Luca Della Torre | Tel. +39 0187 727324 | ufficiostampa@comune.sp.it

 

 

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21 ottobre 2018 / 24 febbraio 2019


 

Da Vedova a Vedova

L'opera grafica di Emilio Vedova della collezione Albicocco

a cura di Roberto Budassi e Marzia Ratti

Un omaggio a Emilio Vedova - grande maestro dell’Informale italiano – nell’approssimarsi del centenario della sua nascita.

Sono esposte oltresettanta opere grafiche provenienti dalla collezione Albicocco, storica stamperia d’arte udinese con la quale Vedova intrattenne frequenti e operose collaborazioni a partire dal 1979 fino al 2006, anno della sua scomparsa.
Come scrive Roberto Budassi: L’estrema genesi dell’opera grafica avviene tutta nel segreto di una stamperia. E’ un dato di fatto acquisito, consolidato nella tradizione e dalla storia. E’ in stamperia che la matrice incontra il foglio e l’abile mano dello stampatore si misura con l’estro creativo dell’artista.
La vasta e significativa opera grafica di Emilio Vedova, avviata sin dagli anni Cinquanta, è componente espressiva fondamentale dell’artista. È costituita soprattutto da acqueforti e acquetinte, che sostengono con grande intensità l’esplosione dei suoi segni neri. La collaborazione con Corrado Albicocco risale al 1979 all’interno della stamperia AS di Albicocco e Santini in viale Volontari della Libertà a Udine. Procede negli anni Ottanta negli spazi di via Gemona 100 e si precisa nella Stamperia d’arte Albicocco in via Ermes di Colloredo, dove Vedova realizza diversi brani incisori e partecipa a preziosi libri d’artista come Frammenti, con cinque acqueforti e acquetinte e L’angelo di Vedova, con testo di Massimo Cacciari, editi per le dizioni del Tavolo Rosso. Il proficuo sodalizio culmina nel 2002 quando la stamperia udinese dedica un’esposizione monografica al lavoro incisorio dell’artista. Corrado Albicocco conserva limpidi ricordi di quel lungo e intenso periodo: Emilio aveva sparso per lo studio tutte le prove di stampa, mi spiegava con entusiasmo che non gli avevo mai visto che quello che avevamo realizzato assieme era tutto ciò che aveva desiderato, neri profondi e vellutati, bianchi non gessosi e grigi incredibili; erano nati gli “OLTRE”, per me il ciclo più importante e potente di tutta la sua produzione. E mi disse con un candore quasi disarmante “magari riuscissi a fare in pittura quello che siamo riusciti a fare in incisione”.
Arricchiscono l’esposizione alcune opere appartenenti sia alla collezione Cozzani che alla collezione Premio del Golfo del CAMeC, che testimoniano il legame che l’autore tenne con la città della Spezia, culminato proprio nel 1954 anno in cui l’opera Le viedel mondo vinse il premio-acquisto messo a disposizione dal Ministero della Pubblica Istruzione. Anche la grafica Immagine del nostro tempo (1962), della stessa raccolta, fu premiata nell’edizione del 1963. Essa è strettamente legata alla nascita del museo d’arte contemporanea, come risulta da una scritta autografa posta sul retro, dalla quale si evince che essa era stata destinata dall’artista all’ancora da venire “galleria della Spezia”.

Catalogo Silvana editoriale con testi di studio di Roberto Budassi, Marzia Ratti, Eleonora Acerbi e una testimonianza inedita di Corrado Albicocco.

 

EMILIO VEDOVA
Venezia, 9 agosto 1919–25 ottobre 2006

Autodidatta, si oppone al neorealismo passando attraverso diverse esperienze figurative, tra cui l’Espressionismo del gruppo Corrente, a cui aderisce nel 1942. Nel 1944-’45 partecipa alla Resistenza. Nel dopoguerra è fra i protagonisti della Nuova Secessione poi divenuta Fronte Nuovo delle Arti. Con questo gruppo partecipa, nel 1948, alla Biennale di Venezia. Nel 1950 entra a far parte del Gruppo degli Otto di Lionello Venturi. Negli anni Cinquanta approda all’Informale. Inizia l’attività grafica nel 1958. Espone a Roma, a Kassel e ad Amsterdam, New York, Washington. Negli anni Cinquanta, inoltre, realizza i primi Plurimi; nel 1962-’63: opere – sculture – architetture che si articolano nell’ambiente espositivo. Dal 1965 al ’67 lavora al grande Spazio – plurimo – luce, all’EXPO di Montrèal. Negli anni 1965 – ’66 e Ottanta tiene conferenze in molte Accademie di belle arti e istituzioni culturali negli Stati Uniti e in Messico. Insegna alla Sommerakademie di Salisburgo nel periodo 1965 – 1969. Dal 1975 al 1986 è docente all’Accademia di Belle Arti di Venezia. Dall’intenso rapporto di amicizia con il musicista Luigi Nono nascono opere come Intolleranza ’60, per la quale ha realizzato scenografie e costumi, e Prometeo (1984), che si è avvalsa dei suoi “interventi – luce” inseriti nella struttura lignea progettata da Renzo Piano. Con la sua presenza ha segnato la Biennale di Venezia (Gran premio per la pittura nel 1960 e premio alla carriera nel 1997) e la rassegna di Kassel “(D) Documenta”, alla quale ha preso parte quattro volte.
La sua opera grafica, condotta con intensità dal 1958, è estremamente vasta e si compone soprattutto di incisioni, perlopiù stampate dalla stampatore Corrado Albicocco, dove si esprime con grande intensità l’esplosione dei suoi segni in nero.
Emilio Vedova è morto a Venezia nel 2006 all’età di 87 anni, a poco più di un mese dalla scomparsa della moglie Annabianca.

 

STAMPERIA D’ARTE ALBICOCCO
La Stamperia d’arte Albicocco/Santini nasce nel 1974 a Udine ad opera di Corrado Albicocco e Federico Santini.
Specializzata nella stampa d’arte calcografica, la stamperia A/S ha lavorato per numerosi artisti di fama internazionale, tra i quali Piero Dorazio,JiříKolář,Giuseppe Santomaso, Emilio Vedovae Giuseppe Zigaina.
Nel 1994 Corrado Albicocco lascia la A/S per aprire la Stamperia d’arte Albicocco, sempre ad Udine. In quegli anni nasce il sodalizio tra Albicocco e numerosi artisti di successivegenerazioni, che apporteranno al mondo della grafica nuova linfa e vitalità. Si affacciano nella stamperia udinese autori delle officine milanesi e romane, oltre ad altri di diversa provenienza, scuola e poetica: Albicocco collabora con autori come Giovanni Frangi, Marco Petrus, Luca Pignatelli, Velasco, Piero Pizzi Cannella, Marco Tirelli, Bruno Ceccobelli, Nunzio, Stefano Di Stasio, Klaus Karl Mehrkens, Matteo Massagrande.
Lavora inoltre con Carla Accardi, KengiroAzuma, Gianfranco Ferroni, MersadBerber, Sandro Chia, Peter Halley, Irwin, Živko Marušič, Vettor Pisani, Ercole Pignatelli, Giancarlo Vitali, David Tremlett, Albert Merz.
L’attività culturale della Stamperia d’arte Albicocco vede nel 2013 il riconoscimento della Regione Friuli Venezia Giulia,che patrocina a Villa Manin un omaggio al laboratorio udinese: nell’Esedra di Levante oltre 200 incisioni di 60 artisti testimoniano la portata dell’impegno della stamperia, lavoro documentato e scientificamente sostenuto dall’ampio catalogo pubblicato per l’occasione. Nel 2014 il Comune di Maniago produce un’antologica sull’attività della stamperia; nell’estate 2015 sarà invece il Comune di Urbino a voler dedicare gli spazi della DATA per un’altra mostra antologica. Nel novembre 2015 è la volta del Comune di Pordenone con la mostra Impressione Astratta, dedicata alla Stamperia d’arte Albicocco; questa importante esposizione, in corso presso gli spazi della Galleria d’arte Moderna e Contemporanea “Armando Pizzinato”, ha come protagonista l’arte astratta nella grafica. L’anno successivo, nel medesimo spazio espositivo, viene presentata la mostra Filando i remi,dedicata ai libri d’artista realizzati ed editi dalla Stamperia d’arte Albicocco in collaborazione con le Industrie Electrolux Zanussi. Nel 2016 la Stamperia ha terminato un importante lavoro con il maestro dell’Arte Povera Jannis Kounellis, che consta in dodici incisioni al carborundum, presentate nel dicembre 2017 all’Istituto Centrale per la Grafica di Roma in collaborazione con Bruno Corà e l’Archivio Kounellis.

 

CREDITS

Mostra promossa da

 

Comune della Spezia
Sindaco, Pierluigi Peracchini
Assessore alla Cultura, Paolo Asti

 

e prodotta da

 

CAMeC Centro Arte Moderna e Contemporanea
Direttore Musei e Servizi culturali, Marzia Ratti

 

con il contributo di
Enel, Coop Liguria, Cora's

INFORMAZIONI e CONTATTI
Testi di studio in catalogo di: Roberto Budassi, Marzia Ratti, Eleonora Acerbi; testimonianza inedita di Corrado AlbicoccoCoordinamento tecnico-scientifico: Eleonora Acerbi, Cinzia Compalati, Cristiana Maucci
Progettazione grafica: Sarah Fontana
Conferenza stampa: 6 dicembre 2018 ore 12.00
Inaugurazione
: 7 dicembre 2018 ore 18.00 

 

COMUNICAZIONE
Ufficio stampa Comune La Spezia: Luca Della Torre | Tel. +39 0187 727324 | ufficiostampa@comune.sp.it

 

 

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8 dicembre 2018/2 giugno 2019


 

 

Lindsay Kemp Claudio Barontini. Disegni e fotografie

   

a cura di Marzia Ratti in collaborazione con Eleonora Acerbi
testo critico in catalogo di Vittorio Sgarbi

Il CAMeC Centro Arte Moderna e Contemporanea presenta un’importante mostra che affianca una serie di ritratti fotografici di Lindsay Kemp realizzati da Claudio Barontini, a un cospicuo ciclo di disegni eseguiti dallo stesso Kemp, coreografo, attore, ballerino, mimo e regista britannico tra i più grandi al mondo, scomparso lo scorso 24 agosto all’età di ottant’anni.
La mostra è corredata da catalogo con testo critico di Vittorio Sgarbi (Bandecchi& Vivaldi editore per CAMeC), che sarà presente al CAMeC mercoledì 7 novembre per la presentazione del volume.
L'esposizione non si configura come un doveroso e tempestivo omaggio allo straordinario artista recentemente scomparso, ma è piuttosto la concretizzazione di un progetto in cantiere da mesi che, nato dalla conoscenza fra Kemp e Barontini, suggella un prezioso lavoro di interpretazione affidato ai sapienti e sensibili scatti che il fotografo livornese gli ha dedicato, realizzando una serie di intense immagini per lo più riservate alla dimensione privata dell’artista.
La proposta espositiva aveva, infatti, visto la calda adesione del coreografo britannico che si sarebbe esibito al CAMeC e alla Spezia in occasione dell’opening e di altre iniziative previste per i mesi a venire.
Lo stesso Paolo Asti, assessore alla cultura del Comune della Spezia, alla notizia della scomparsa di Kemp, così ha ricordato la sua visita all’artista in compagnia di Barontini: «Ho incontrato Lindsay Kemp nella sua casa di Livorno lo scorso aprile. L’idea di un suo spettacolo al Teatro Civico da abbinare ad una mostra al CAMeC in occasione dei suoi ottant’anni, aveva affascinato entrambi. Così, con il fotografo Claudio Barontini, l’équipe scientifica del CAMeC e la Commissione del Teatro, ci siamo messi subito al lavoro per realizzare tutto questo in autunno. Con Kemp avevamo concordato di compiere insieme una visita agli spazi museali e a teatro». E a proposito del progetto espositivo Asti aggiunge: «E’ una mostra lieve ma potente, dalla dimensione internazionale, e questo non solo perché Lindsay Kemp ha segnato in tutto il mondo il teatro, la danza e la musica a partire dagli anni ’60, caratterizzando così il costume di molti decenni successivi; ma perché ciò che il visitatore potrà ammirare è una danza rara tra disegno e immagine dove, grazie anche alla sapiente arte di Claudio Barontini, protagonista è la forza espressiva di chi, con l’ironia mista alla malinconia del clown, si fa sublime. Il merito di questa mostra, che proietta il CAMeC all’attenzione della scena artistica di primo livello, è tutto di Claudio Barontini, che ha avuto la sensibilità di far riscoprire alla Spezia, sua città d’adozione, l’antico rapporto che lega Kemp, fin dai primi anni ’80, al nostro Teatro Civico».
All’inaugurazione, per rendere omaggio a Kemp, erano presenti Daniela Maccari, prima ballerina, coreografa e assistente di Kemp, e David Haughton, strettissimo collaboratore dell’artista fin dagli esordi della compagnia.
Delineare la complessa fisionomia di Lindsay Kemp è impresa difficile: maestro e mentore del teatro/danza e del mimo, autore e interprete ineguagliabile di spettacoli replicati in tutto il mondo (gli spezzini lo ricordano con l’acclamatissimo Flowers al Teatro Civico, portato qui dall’indimenticato direttore artistico del Teatro Antonello Pischedda), genio garbato e irriverente, sconfina con naturalezza attraversando tutti i territori della creatività (e incontrandovi fra gli altri David Bowie che fu suo allievo e che Kemp trasformò in Ziggy Stardust, Federico Fellini, Rudolf Nureyev, Mick Jagger, Kate Bush…) fino a quello dell’arte visiva, che coltiva fin dall’infanzia. I suoi personaggi ritratti sulla carta con un segno veloce, abbreviato, sicurosono perlopiù marinai, prostitute, clown, toreri, ballerine…Eroi personali, archetipi realizzati in pochi attimi con pochi accenni cromatici e accomunati da quel brivido di precarietà che li rende simili all’artista.
Livornese per nascita e formazione, Claudio Barontini affianca all’esercizio della professione di fotoreporter di grande esperienza una dimensione più eminentemente creativa, che lo colloca fra i massimi e originali interpreti del ritratto fotografico, realizzato esclusivamente in bianco e nero. Numerosissimi i personaggi di spicco, in vari ambiti, in cui si è imbattuto, consegnandocene immagini di straordinaria intensità (oltre all’importantissimo sodalizio con lo scultore Pietro Cascella, ricordiamo, per esempio, Carlo d’Inghilterra, Robert De Niro, Vittorio Gassman, Sofia Loren, Patti Smith, LivUlmann, Vivienne Westwood, Franco Zeffirelli).
Scrive Vittorio Sgarbi nel testo critico in catalogo: «[…] Confesso che mi sono sorpreso, vedendo le belle e preziose fotografie che Claudio Barontini ha realizzato su Lindsay Kemp poco tempo prima della sua scomparsa, nel constatare che la sua carne, per quanto inevitabilmente stanca, portasse ancora chiarissimi i segni del leggendario ’68 di Flowers […]E illuminanti, per intercettarne lo spirito eternamente fanciullo, sono anche i disegni di Kemp che in questa mostra si alternano alle fotografie di Barontini. Disegni leggeri, volatili, che diresti felliniani o matissiani se Fellini e Matisse avessero prerogative rispetto agli altri esseri sensibili nel riportare in sintetica cifra grafica le fantasie che possono passarci per la testa. Tanto sovraccarico in scena, l’impenitente incantatore Kemp, quanto ridotto al minimo indispensabile nella carta, dove i concetti più aerei e le memorie di una giovinezza sempre portata dentro - ritroviamo l’antica, mai dimenticata telnjaskada marinetto - si confondono in un’unica, impalpabile elegia senza precise soluzioni di continuità. Soavità, purezza, giocosità, anche in ciò che solo un depravato potrebbe giudicare peccaminoso: è questo il segreto, in fondo poco segreto, di Lindsay Kemp».

 

CREDITS

Mostra promossa da

 

Comune della Spezia
Sindaco, Pierluigi Peracchini
Assessore alla Cultura, Paolo Asti

 

e prodotta da

 

CAMeC centro arte moderna e contemporanea
Direttore Musei e Servizi culturali, Marzia Ratti

 

con il contributo di
Enel, Cora's, Coop Liguria

 
Testo critico in catalogo: Vittorio Sgarbi
Direzione e coordinamento tecnico-scientifico: Marzia Ratti con la collaborazione di Eleonora Acerbi, Cinzia Compalati e Cristiana Maucci.
Inaugurazione
: 26 ottobre ore 18
Presentazione del catalogo con Vittorio Sgarbi: 7 novembre ore 21

COMUNICAZIONE
Ufficio Stampa Claudio Barontini: Alice Barontini |press.alicebarontini@gmail.com  |+39 375 5983793
Ufficio stampa Comune La Spezia: Luca Della Torre | Tel. +39 0187 727324 | ufficiostampa@comune.sp.it

   
 

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27 ottobre 2018/ 24 febbraio 2019