Mostre in corso


Alfabeto segnico

Sergi Barnils, Giuseppe Capogrossi, Achille Perilli, Joan Hernández Pijuan

La mostra consente d’indagare un processo linguistico in continua evoluzione che si sviluppa nel tempo. Il segno, infatti, è l’oggetto di un incontro che rinnova il proprio destino per la capacità di assorbire l’io e di porlo in relazione con la collettività. Ma non si limita a questo: è una forma di racconto partecipativo che trasmette la parte privata del rituale senza imporre un distacco tra soggetto e oggetto; allo stesso tempo, appare come una zona di libertà incondizionata capace di aderire al sentimento delle cose.

Sergi Barnils, Giuseppe Capogrossi, Achille Perilli, Joan Hernández Pijuan sono legati da un sottile filo rosso evidenziato dall’aggregazione costante degli elementi in un progressivo allargamento dello spazio dipinto. Le opere esposte provengono da istituzioni pubbliche e collezioni private in un percorso che spazia dall’immediato dopoguerra sino a oggi. In questo ambito, le testimonianze dei quattro artisti spesso s’intersecano a dimostrazione di quanto sia attuale un’ipotesi linguistica che ponga, ogni volta, nuove problematiche.

Il segno è una prassi individuale che ritrova una comunanza d’intenti attraverso la sua capacità rigenerativa in grado di recuperare le fonti primarie (Perilli), non certo per un rifiuto del presente, ma per la necessità di uscire da stereotipi sin troppo consumati. La stessa relazione con l’immagine subisce un radicale cambiamento e si sviluppa con caratteristiche proprie, talvolta con esiti imprevedibili, ricostruendo la mappa del paesaggio inteso nei suoi aspetti archetipali (Pijuan). Fondamentale è, poi, l’iterazione del segno e il suo processo di modificazione che può condurre ad uno spazio aperto, carico di tensione, sviluppato in base ad una dialettica combinatoria (Capogrossi), così come ad un pattern visivo con forme a geometria variabile che danno vita ad una scrittura misteriosa composta da interpunzioni e simboli sospesi tra mito e poesia (Barnils).

“Lo spazio è una realtà interna alla nostra coscienza”, ha sottolineato Giuseppe Capogrossi ed è proprio per merito del segno instabile e inquieto che l’intuizione può, ogni volta, rinnovarsi.

  

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5 novembre 2017/7 gennaio 2018


Piccoli capolavori dalle collezioni del CAMeC

Racconti Emersi

 
 

Il CAMeC centro arte moderna e contemporanea presenta, dal 14 ottobre 2017 al 7 gennaio 2018, il progetto La Casa di Pietra. Racconti Emersi di gumdesign, a cura di Cinzia Compalati. L’esposizione verrà inaugurata sabato 14 ottobre alle 19.00, in occasione della XIII edizione della Giornata del contemporaneo.

Il Centro, quindi, che nella sua mission si prefigge l’obiettivo non solo di tutelare, valorizzare e promuovere le collezioni civiche ma anche di promuovere i linguaggi contemporanei in tutte le sue forme, ospita con questo progetto una delle realtà di ricerca, in campo internazionale, più aggiornata nell’ambito del vocabolario espressivo del design.

Vincitore del Best Communicator Award 2014, ora tra i finalisti del Compasso d'Oro per la Ricerca d'Impresa 2018, La Casa di Pietra è un progetto culturale, comunicativo e imprenditoriale che con il CAMeC raggiunge la sua quattordicesima tappa.

Il percorso si apre con l’esposizione, a parete, di Tavole narranti, una selezione dei progetti dei singoli oggetti così come sono raccontati nel catalogo: una narrazione per immagini che ben sintetizza la cifra linguistica dei gumdesign.

Nelle sale invece va in scena lo spazio che racchiude e comprime il tempo attraverso la memoria e l’immaginazione della forma iconica della casa: circa duecento creazioni e cinquanta collezioni di cui venti presentate in anteprima presso il nostro Centro.

Il modus progettuale di Laura Fiaschi e Gabriele Pardi prevede che ogni collezione sia sempre realizzata da due protagonisti: da una parte loro, i designer, dall’altra gli artigiani – sempre in coppia, uno che lavora la pietra e uno esperto in altri materiali, quasi sempre situati in regioni italiane diverse – che di volta in volta mettono a disposizione la loro sapienza e maestria. Ne nasce un duplice lavoro di ricerca, uno in seno alla tradizione architettonica non funzionalista, l’altro, di scoperta, delle più abili maestranze italiane che si occupano di alto artigianato.

Al CAMeC il mare ha trasportato dei relitti, frammenti arrugginiti, ricordi sepolti sotto la sabbia e riaffiorati tra le onde, oggetti – appoggiati sull’arenile come fossero sassolini – che hanno attraversato tempi e luoghi. Sono scatole in divenire, fossili che si trasformano – con l’intervento dell’uomo – in oggetti funzionali; dalla struttura allestitiva si giunge al prodotto finito, ai Frammenti, veri e propri complementi d'arredo realizzati da lamiere in ferro e ottone trattato, un passaggio concreto e diretto tra ‘materia’ e ‘forma/funzione/concetto’.

La mostra si articola in un continuo confronto tra un piano spaziale e uno temporale: l’orizzontalità del tempo, rimarcata da un’esposizione ‘a terra’ degli oggetti, in cui appaiono come riaffiorati dal passato, dalle viscere della terra e la verticalità del presente dove le sapienze antiche sono state accolte e rielaborate dall’uomo contemporaneo.

La pietra da sempre affascina tutte le civiltà che hanno attribuito ad essa virtù, significati e poteri magici. La casa rappresenta il senso di agio personale e di benessere con sé e con l’esterno, significa sicurezza, protezione e punto di riferimento sin dai remoti tempi delle caverne.

Caverne abitate da uomini che sentirono l’esigenza di ‘riempire’ le loro ‘case’ con segni e disegni che raccontavano la storia individuale. Al significato di rifugio sicuro aggiunsero presto quello di spazio dove poter esprimere ciò che era per loro più importante divenendo espressione, narrazione, specchio dei contenuti affettivi, simbolici, comunitari: riflesso del loro mondo.

La CASA rappresenta le nostre radici, la nostra memoria, la PIETRA la nostra immaginazione.
LA CASA DI PIETRA diviene spazio ancestrale, eco e contenitore del nostro vivere, il focolare.

Le creazioni de La Casa di Pietra sono oggetti antropologici ed emotivi, tracce della memoria, sunti di passaggi della storia dell’umanità: fatti ed eventi del nostro passato come risultato di un’indagine mnemonica e non critica, sono ‘racconti emersi’ che uniscono la pietra a materie prime e naturali ripercorrendo frammenti di ricordi evolutivi.

Per maggiori informazioni: www.lacasadipietra.eu

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14 ottobre 2017 /14 gennaio 2018


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Piccoli capolavori dalle collezioni del CAMeC

 
 
Sono assai numerose le opere di piccolo formato fra le oltre duemila appartenenti alle raccolte del CAMeC.
L’idea di questa mostra e il suo progetto espositivo intendono dar lustro appunto a queste piccole grandi opere, ascrivibili ai nuclei di donazione. In specie nei fondi acquisiti con lascito (Cozzani e Battolini), emerge infatti un tratto saliente della passione collezionistica: il desiderio di possedere molti numeri e grandi nomi dell’arte, da godere nell’intimità della propria dimora, da affiancare e porre in dialogo fra loro, da manipolare spesso e curare con sguardo attento.
La piccola dimensione rappresenta un terreno particolarmente interessante per l’artista, che condensa o sviluppa in poco spazio l’idea o l’intenzione, la pensa come punto di partenza o di arrivo nel processo creativo; è un cimento, un prediletto banco di prova per molti autori, affrontato con modalità le più varie alla ricerca dell’efficacia della composizione, dell’equilibrio della materia.
Il percorso espositivo compone 196 opere di 119 autori lungo un tracciato che associa alla cronologia l’accostamento linguistico e la consonanza estetica, anche alla luce dei materiali e delle cromie, con una sorta di omaggio al modus operandi del collezionista: è un viaggio particolarmente ricco, che restituisce la complessità della ricerca contemporanea e dà voce alla curiosità onnivora del raccoglitore.
Prendendo le mosse con un passo indietro, da un’incisione di prima tiratura di Giovanni Battista Piranesi, si parte dal nucleo più antico della raccolta incontrando il fermento ottocentesco del fiorentino Caffè Michelangelo con una silloge di preziosissime caricature e traguardando il XX secolo con alcuni piccolissimi saggi a olio di Boldini, Cassioli e Signorini e degli indigeni Del Santo e Brandolisio. Una digressione nell’arte incisoria è dedicata ad una pregevole raccolta di xilografie e linografie nella rinnovata interpretazione di artisti italiani e d’oltralpe, con un focus su 40 piccolissimi legni di Emilio Mantelli, autentiche gemme dell’arte libraria. Le avanguardie storiche ci accompagnano al secondo dopoguerra e all’avvicendarsi di poetiche e correnti qui enucleati nel piccolo formato, dall’astrazione nelle sue declinazioni, al nouveau réalisme, al minimalismo concettuale e molti altri diversi pronunciamenti che hanno punteggiato gli ultimi cinquanta anni del lavoro artistico, incontrando anche Fluxus e la performance e una selezione di sculture.

Questi gli autori in mostra: Marina Abramović, Afro, Giuseppe Ajmone, Carlo Alfano, Claudio Ambrogetti, Fernando Andolcetti, Arman, Robert Barry, Jean Bazaine, Aubrey Beardsley, Gino Bellani, Miguel Ortiz Berrocal, Joseph Beuys, Max Bill, Mel Bochner, Giovanni Boldini, Christian Boltanski, Agostino Bonalumi, Arturo Bonfanti, Pier Giulio Bonifacio, Odoardo Borrani, Eugenio Brandolisio, Victor Brauner, Antonio Calderara, Giuseppe Capogrossi, Amos Cassioli, César, Giuseppe Chiari, Alfredo Chighine, Hsiao Chin, Cosimo Cimino, Jean Cocteau, Pietro Consagra, James Cumming, Hanne Darboven, Giorgio de Chirico, Nicola De Maria, Filippo de Pisis, Felice Del Santo, Agnes Denes, Fortunato Depero, Jan Dibbets, Jim Dine, Piero Dorazio, Jean Dubuffet, François Dufrêne, Max Ernst, Luciano Fabro, Giovanni Fattori, Lyonel Feininger, Agostino Fossati, Keith Haring, Raoul Hausmann, Hannah Höch, Béla Kádár, Zoltán Kemény, Alison Knowles, Jiří Kolář, František Kupka, Julio Le Parc, Sol LeWitt, Markus Lüpertz, Heinz Mack, August Macke, Mauro Manfredi, Emilio Mantelli, Piero Manzoni, Franz Marc, Gerhard Marcks, Elio Marchegiani, Enzo Mari, Marcello Mascherini, Galliano Mazzon, Fausto Melotti, Eduard Leon Theodore Mesens, Annette Messager, Mirko, Aldo Mondino, Ennio Morlotti, Emil Nolde, Roman Opałka, Gina Pane, Giulio Paolini, Gianfranco Pardi, Otto Piene, Giovanni Battista Piranesi, Michelangelo Pistoletto, Enrico Prampolini, Enzo Pregno, Mario Radice, Man Ray, Mauro Reggiani, Edda Renouf, Hans Richter, Bridget Riley, Takako Saito, Diet Sayler, Emilio Scanavino, Paolo Scheggi, Gustav Seitz, Telemaco Signorini, Mario Sironi, Rik Slabbinck, Atanasio Soldati, Francesco Somaini, Jesús Rafael Soto, Curt Stenvert, Graham Sutherland, Orfeo Tamburi, George Tappert, Nino Tirinnanzi, Angiolo Tricca, Günther Uecker, Francesco Vaccarone, Victor Vasarely, Luigi Veronesi, Lorenzo Viani, Jacques Villeglé, Fritz Wotruba.


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7 luglio 2017 /29 aprile 2018